Afragola cade a pezzi

Il palazzo di piazza Granturco non sarà abbattuto. Chiusa anche via Sanfelice

Sono passati circa 18 anni dal terremoto, quel disastroso terremoto che funestò le nostre regioni. Tanta paura, notti insonni all’adaccio, edifici pericolanti.
Furono centinaia, se non migliaia i miliardi stanziati per la ricostruzione. Chi non ha sentito parlare della Legge 219?
A diciotto anni di distanza, però, la piazza di Afragola, e con essa numerose zone della città continuarono a potare i segni di quell’evento che ha messo a dura prova la capacità e la violenza delle nostre amministrazioni, statali e locali.
Anche per il civico 52/56 di piazza Granturco sono stati stanziati dei soldi.
Sembra che sia stato erogato più di un miliardo. Un miliardo e duecento milioni, dice qualcuno.
“Il problema riguarda il civico 56 e parte del 52 che al momento del terremoto erano abitati. – ci dice uno dei proprietari – Poi ci fu l’ordinanza di sgombero. All’epoca si dette mandato all’amministrazione comunale di Afragola di compiere i lavori necessari. Fu anche approntato un progetto di abbattimento e di ricostruzione. In seguito non si è saputo più niente. Il risultato: due bruttissimi barbacani costruiti all’angolo di via Roma”.
Già due o tre anni fa ci si era preoccupati perché si ebbe un crollo parziale del civico 52. Furono interessati i Vigili del Fuoco che, dopo aver recintato la zona, accertarono che non sussisteva un pericolo immediato.
Oggi la situazione sembra confusa. In un primo momento l’ingegnere Salierno dell’ufficio tecnico del comune di Afragola avrebbe lasciato intendere che ad un eventuale abbattimento, avrebbe fatto eco la licenzia per riedificare, cosa che trovava d’accordo i proprietari.
Ma le intenzioni dell’amministrazione sembravano andare in altra direzione. Si parlava, infatti, di “abbattimento in danno”, senza risarcimento per i proprietari, cioè, e di una riluttanza a concedere licenza di riedificazione.
“C’è stato uno sfaldamento della parete esterna di un edificio – dice il sindaco, dottor Roberto Caiazzo – che già versava in precarie condizioni. Oggi i proprietari stanno, a proprie spese, riparando il danno. A noi interessa che venga eliminato il pericolo. A lavoro ultimato, verificheremo, previo certificato di agibilità, la sicurezza dello stabile e decideremo in merito”.
Una cosa è certa: i lavori in corso per ristrutturare l’edificio non sono affatto finalizzati al suo abbellimento. Rimarrà così, brutto com’è.
Obiettivo esclusivo dei lavori stessi è, quindi, l’eliminazione del rischio “crollo”.
“È nostra preoccupazione– afferma il dottor Caiazzo – far rientrare l’edificio nel piano di recupero urbano; un piano che nei progetti di questa amministrazione è da attuare al più presto, per restituire dignità e vivibilità al centro storico”.
Cosa intende il sindaco con queste parole?
Vuole forse abbattere l’edificio e concedere licenza per ricostruire?
O vuole mettere “toppe nuove su vestiti vecchi” – come tempo fa disse Qualcuno?
“Eppure – affermano i proprietari – l’Amministrazione non può dribblare le sue responsabilità. Tempo fa abbiamo affidato, quindi dato mandato, alla stessa amministrazione la ricostruzione e la riattazione della stabile. Se oggi versa in queste condizioni, la responsabilità non cade solo su di noi”.
Intanto la piazza centrale di Afragola è un guazzabuglio di transenne e di recinzioni.
Il traffico, specialmente nelle ore di punta, impazzisce, essendo stata chiusa al traffico un’arteria fondamentale di scorrimento, compreso il tratto che da via Oberdan immette in via Roma.
“Verificheremo – dice il Sindaco – l’opportunità di riaprire subito almeno questo tratto di strada”. E sarebbe auspicabile oltre che logico visto che il tratto che collega via Oberdan e via Roma non è delimitato dal palazzo, come lo è invece la percorribile via Roma.
I commerciati della zona, infatti, quelli di corso Garibaldi compreso, sono sul piede di guerra. Di fatto la riduzione del traffico delle autovetture comporta un danno ingente al commercio.
Ci consoliamo almeno con l’idea che i lavori non tarderanno ad essere ultimati, dal momento che sono finanziati con i soldi dei proprietari stessi e non devono passare per le solite trafile burocratiche.
Non gioiamo, al contrario, al pensiero che nulla di nuovo è stato ancora fatto per recuperare il centro storico, per valorizzarlo e per renderlo più bello e più vivibile.
Anzi, la situazione si è aggravata negli ultimi giorni visto che è stata chiusa anche via Sanfelice, altra strada di indubbia importanza per la viabilità interna alla città.
L’ennesima prova delle fatiscenti condizioni del centro storico afragolese, che ha bisogno di un recupero immediato e non di semplici interventi improvvisati.

Dal 'Cogito' del 29-03-1996

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