Da mesi in funzione una mensa
per i più bisognosi
Fa più rumore
un albero che cade che una foresta che cresce, dice un proverbio
orientale. Da qualche tempo c’è ad Afragola una foresta
che cresce, lenta, senza ostentazione. Si tratta di una iniziativa,
sostenuta e portata avanti con umiltà e decisione da Padre
Biagio Liccardo, Superiore dell’Istituto dei Sacri Cuori di
Afragola, che sfidando tutte le diffcoltà di ordine economico
e logistico, è riuscito a realizzare una mensa per poveri,
extracomunitari e drogati.
L’idea è venuta al nostro sacerdote prima della Quaresima
quando, parlando con i giovani, si volle vivere questo tempo forte
della Chiesa in modo concreto, per dare un segno tangibile di conversione.
“Verso febbraio – dice Padre Liccardo – insieme
ai due responsabili Giovanni e Giovanna Larenza, si addivenì
all’idea di sondare dapprima l’ambiente e poi di rilanciare
il progetto.
Ne abbiamo parlato anche dall’altare durante le omelie –
continua il Superiore dei SS.Cuori – abbiamo avvicinato le
persone di buona volontà per sondare se fossero disponibili
a collaborare per preparare il cibo per questi fratelli bisognosi.
Alla fine la cosa sembrò molto bene accetta, si lanciò
un altro appello dall’altare, furono reperite le persone che
avrebbero assicurato il servizio alla mensa e i fedeli risposero
molto generosamente con offerte e con cibo. Il primo giorno delle
ceneri, si diede inizio all’esperimento. Dapprima ci furono
15-20 persone, poi dovemmo frenare l’afflusso costituito per
la maggior parte da persone extracomunitare (africani) fino a limitare
il numero a 35, per una questione di spazio”.
Il pranzo si consuma intorno alle 19-20 della sera tutti i giorni
tranne la domenica. Dopo il lavoro gli interessati si presentano
per consumare un pasto caldo costituito da una minestra, da un secondo
– non viene servita carne di maiale perché i musulmani
non mangiano questo cibo; un elemento che la dice lunga sulla cattolicità
e sullo spirito non proselitistico dell’iniziativa –
poi contorno e frutta.
“È comunque una esperienza ecumenica – afferma
deciso Padre Liccardo. La prima esperienza terminò domenica
di Pasqua, poi dopo aver consultato le persone addette ai lavori
si è ripreso con le stesse modalità il 26 aprile.
Ci sono anche un paio di drogati”.
I frequentatori della mensa sono perloppiù tutti extracomunitari.
Molti non hanno lavoro, molti vendono le sigarette di contrabbando.
I responsabili sembrano molto disposti all’ascolto, senza
forzature e senza moralismi.
C’è stato anche un caso di un extracomunitario –
Thomas – ammalato di reni, per il quale ci si è interessati
affinchè potesse essere accettato all’ospedale. A suo
dire, infatti, tornando in Africa sarebbe potuto andare incontro
alla morte, non essendoci, nel continente africano, strutture capaci
di simili interventi.
E di sera, verso le 19, i commensali si ritrovano come in famiglia,
uniti a clans – algerino, tunisino ecc. – e si raccontano
tutte le impressioni e le vicende della giornata. Qualcuno, addirittura,
sembra interessato al cristianesimo.
“Noi non parliamo e non forziamo nessuno – replica padre
Liccardo – ma si discorre semplicemente del più e del
meno. È la disponibilità, l’esempio, che potrebbe
avere spinto qualcuno degli ospiti a considerare questa eventualità
di conversione. Noi siamo la Chiesa e come tale siamo lì,
pronti a soccorrere, ad aiutare, a porgere una mano”.
Da 'Afragola oggi'
del 14-05-1995
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