Disagi ed impegno della scuola
afragolese
Nonostante le difficoltà,
alcune scuole afragolesi cercano di migliorarsi
Da anni ormai la scuola afragolese
soffre di un male che è difficile da diagnosticare. Carenza
di aule, fatiscenza delle strutture, doppi turni, mancanza di bidelli,
sono solo epifenomeni di un cancro informe, che sta devastando da
anni la nostra scuola. Evidentemente il male affonda le sue radici
in regni reconditi, negli angusti recessi della nostra coscienza
di massa, dove la dimensione formativa ha valore esclusivamente
in relazione al profitto e alla produttività economica. "Non
dei vasi da riempire - ripeteva con insistenza don Milani-
";
non dei contenitori da rimpinzare con l'aridume nauseante delle
lezioni cattedratico-pseudo-accademiche. "Cuori da scaldare
- continuava il Nostro -
"; spiriti da sublimare, coscienze
da formare. La scuola elementare Aldo Moro, per portare un esempio,
ormai è sul punto di dichiarare lo stato di calamità
naturale. Solai da rifare, infissi pericolanti, carenza di personale,
topi - a detta di molti alunni - che infestano i servizi igienici,
un bagno inagibile, scantinati pieni zeppi di cianfrusaglie ammuffite
etc. il sindaco Caiazzo parecchie volte ha visitato quest'istituto,
promettendo ripetutamente di prendere a cuore la risoluzione dei
suoi problemi, iniziando da quello che può ormai essere annoverato
come lo "storico" doppio turno. "Basterebbero sei
aule
- dice la direttrice Assunta De Falco - per uscire dal
decennale tunnel del doppio turno, ma tuttora non vedo ancora la
luce. Sembra che il Sindaco si stia impegnando ed abbia preso a
cuore la nostra situazione; speriamo che non siano solo promesse".
E intanto i problemi rimangono. L'istituto per geometri e la "ragioneria"
convivono tra doppi turni carenza di aule e di personale. Il liceo
scientifico Brunelleschi è costretto alla rotazione per la
solita mancanza di aule. Nella scuola media Ciaramella si è
costretti a fare lezioni in scantinati adattati alla meno peggio
alle esigenze degli alunni.
Il I circolo didattico convive con la vecchia questione della fatiscenza
dei locali e della carenza di personale.
Il II circolo ha numerosi problemi relativi alla struttura, che
sembrano vicini alla soluzione grazie all'interessamento dell'amministrazione
comunale.
Il IV circolo e la scuola media Europa Unita continuano a vivere
una storia di quotidiana emarginazione, nonostante i reiterati sforzi
e le numerose iniziative tese ad arricchire l'offerta formativa.
Eppure la scuola afragolese non è tutta da buttare.
L'altro giorno, la scuola media Settembrini è stata protagonista
di uno spettacolo, tenuto al cinema Gelsomino alla presenza di Luigi
Antonio Gambuti, presidente del distretto scolastico e direttore
didattico del I circolo e di altre autorità, che poco aveva
da invidiare ai grandi musicals rappresentati da attori
professionisti. Cori, balli, canti e tanta gioia di essere protagonisti;
lavoro di una scuola che ha lavorato
e si è visto.
"Educare - afferma il presidente della scuola Settembrini -
è soprattutto stare insieme ai ragazzi, condividerne gioie
e dolori, abbassarsi al loro universo per promuovere, dal suo interno,
la persona e il cittadino. Una scuola che non faccia questo, al
di là dei suoi problemi tecnico-strutturali, difficilmente
può dirsi tale; una scuola che non metta al centro gli alunni
potrebbe essere tante cose buone, ma forse il termine scuola non
le si addicerebbe molto".
E sono tante le iniziative delle scuole afragolesi.
"Molto spesso, intanto - afferma un insegnante del III circolo
- ci si perde nei meandri delle programmazioni e si svilisce l'aspetto
pratico-operativo".
"Ultimamente la scuola - afferma l'insegnante Teresa Camposano
- rischia di perdersi e di irretirsi nei vicoli della burocrazia
e dello scartoffiare, trascurando gli alunni e riducendoli ad elemento
non determinante o almeno non centrale nel processo formativo".
Certo; programmare è importante, è vitale; non ci
si può improvvisare insegnanti. Spesso si rischia però
di cadere nel vecchio dualismo di antitesi "Lettera-Spirito",
attribuendo eccessivo valore all'uno svilendo l'altro, o viceversa.
La scuola va progettata, va inventata giorno per giorno, perché
non muoia. E perché questo avvenga è opportuno che
si comprenda l'altro compito al quale il docente è chiamato.
Chiamato ad essere messia di un mondo - quello scolastico,
appunto - che nella sua struttura, nei suoi metodi e nei suoi contenuti
è ormai in piena decadenza.
Un mondo detronizzato dalla televisione e da altre potenti agenzie,
che rischia di divenire luogo dell'apparenza, livrea del vuoto cognitivo
che avrebbe dovuto colmare, dove il sapere mediato non ha senso
in quanto non organicamente radicato nel contesto psicologico del
discente.
C'era una sedia vuota al Gelsomino durante la manifestazione, molti
credevano che fosse vuota perché nessuno l'aveva occupata.
Qualcuno dice di aver visto un'ombra; io credo di aver sentito una
frase, confusa, che echeggiava tra le grida di gioia e i pianti
per l'emozione: "I cure".
Da 'Cogito' del 01-02-1998
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