Viaggio nella Sanità a Nord di Napoli - 1/1

Medici in prima linea

Inizia un'inchiesta che monitorerà la sanità nel territorio delle nostre città. Per questo numero il 118 di Afragola, alcuni reparti della clinica Villa dei Fiori di Acerra, il centro emodialisi della clinica San Pio X di Afragola e la clinica "S. Biagio” di Casoria.

Ad Afragola la struttura del 118, a tre anni dalla creazione, si è rivelata di enorme utilità. I medici, come nei telefilm americani, sono medici in prima linea, che fanno ricoveri di urgenza e di primo soccorso.

Afragola - Tre medici di turno, tre infermieri, una ambulanza medicalizzata, con un medico a bordo cioè, trentamila prestazioni l’anno, migliaia di vite salvate.
Questo il bilancio di un gruppo di infermieri e di medici in prima linea, competenti e motivati, che opera nella struttura “118” in via De Gasperi, presente ad Afragola da tre anni.
Non è né un pronto soccorso né un ospedale, ma una struttura di primo soccorso ambulatoriale. Centro di soccorso o soccorso d’urgenza, che opera su un territorio abbastanza vasto, che comprende Afragola, Cardito e Caivano, nell’ambito dell’ASL 3.
Piccola chirurgia, interventi d’emergenza, infarti, incidenti stradali. Si appronta una prima terapia e con l’ambulanza poi si trasportano i pazienti all’ospedale per l’eventuale ricovero.
“Le patologie sulle quali interveniamo – afferma la dott.ssa Martone - sono di solito intermissive e chirurgiche. Abbiamo un’ambulanza medicalizzata e dopo l’intervento d’urgenza, possiamo indirizzare il paziente verso strutture ospedaliere vere e proprie. Noi facciamo riferimento all’ospedale “S.Giovanni di Dio” di Frattamaggiore. Quando però i paramentri vitali del paziente non sono critici, possiamo indirizzare il paziente anche verso strutture ospedaliere specializzate diverse dal presidio di Frattamaggiore. Il tutto – afferma la dott.ssa – sempre attraverso un centro operativo che si trova a Pozzuoli, che coordina le operazioni di pronto intervento in tutta la provincia”.
“Ci sono altri presidi a Casoria e ad Arzano. Ma quello di Afragola – afferma il dott. Sorrentino - è utilissimo perché le trentamila prestazioni l’anno del centro di Afragola andrebbero ad ingolfare l’ospedale di Frattamaggiore. Facciamo di tutto. Patologie sia medico infermieristiche che chirurgiche. Laddove si tratta di ferite, suture e casi di urgenza meno importanti, il caso può essere risolto nel centro afragolese senza bisogno di ulteriore ricovero. Suture, immobilizzazioni di arti, traumatismo della strada. Ed è l’unico riferimento per un territorio abbastanza vasto – continua il medico. C’è, in verità, un’ambulanza a Caivano, ma questa non è medicalizzata”.
“A bordo dell’ambulanza – afferma la dottoressa Martone - ci sono diversi presidi medico chirurgici e diverse attrezzature mediche di grande pregio ed utilità. Possiamo, sempre a bordo dell’ambulanza, fare una traccia elettrocardiografia od operare col defribillatore. Spesso nel nostro centro di primo intervento vengono utenti che chiedono approfondimenti di analisi e di accertamenti. Molti pensano che questo sia un ospedale. A mio avviso sarebbe indispensabile educare l’utenza circa i nostri compiti specifici. Siamo in prima linea – continua la dottoressa – e oltre a combattere contro i mali fisici, spesso ci ritroviamo a combattere contro l’ignoranza della cattiva informazione dell’utenza. Molti infatti credono che non vogliamo procedere con le indagini diagnostiche. Ma noi non siamo un ospedale e non possiamo procedere ad approfondimenti di accertamenti, né possiamo confermare o ingerire con le diagnosi del medico curante o della guardia medica. Ognuno ha uno specifico compito ed una precisa funzione che va rispettata.
Turni di sei, dodici o diciotto ore e tanta voglia di sentirsi utili. Questo il quadro di una struttura che soffre un po’ di carenza di personale.
“Questa è una zona particolare – continua la dottoressa - e l’utenza a volte è un po’ aggressiva. Spesso per noi il lavoro diventa duro. C’è bisogno sapere quello che questa struttura può fare. L’informazione ai pazienti è di vitale importanza. Esiste il medico curante, la guardia medica, lo specialista e l’ospedale. Ognuno con i suoi compiti e le rispettive funzioni. Noi siamo solo un centro di primo soccorso. Vorremmo – continua la dottoressa – che i cittadini afragolesi, carditesi e caivanesi di questo si rendessero conto”.

 

 

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I medici del cuore

Di grande rilevanza la clinica "Villa dei Fiori" di Acerra, che vanta un efficiente pronto soccorso e un qualificato reparto coronario e cardiologico. Faro ospedaliero per le città del circondario.

 

ACERRA - Casa di cura accreditata, un efficiente pronto soccorso, diversi reparti funzionanti ed una eccellente unità coronaria e reparto di cardiologia, alla quale fa riferimento un’utenza molto vasta di Acerra, Casalnuovo, Pomigliano ed anche Afragola, Cardito ed altri paesi della cintura metropolitana di Napoli. Fa parte della ASL Napoli IV il cui ospedale più vicino si trova a Nola.
La Casa di Cura “Villa dei Fiori” di Acerra, famosa fino a qualche anno fa per l’eccellente reparto di ostetricia-ginecologia, oggi si distingue per la buona qualità di tutti i suoi reparti e per la eccellenza di quello UTIC (Unità Terapia Intensiva Cardiologia), eccellenza a cui hanno sicuramente contribuito il primario del reparto, dott. Guarino e il responsabile dell’UTIC, dott. Ciancio.
Tredici, quattordici posti letto, di cui quattro nella Unità coronaria, altri tre nel reparto di terapia post-intensiva e sei posti letto nella unità di cardiologia.
Molti sono i casi di infarto nelle nostre città, e di sindromi coronariche acute, compresa quella che viene comunemente definita angina pectoris. Entrambe le patologie sono causate da un ridotto apporto di sangue al cuore. Ma mentre nell’angina l’ischemia, cioè il ridotto apporto di sangue e ossigeno al cuore, è limitata nel tempo o non è di entità tale da produrre la morte delle cellule cardiache, nell’infarto, invece, l’entità e la durata dell’ischemia è tale da far morire le cellule del muscolo cardiaco.
“Nell’unità coronarica vengono ricoverati pazienti con patologie coronariche acute: quelli che, per intenderci, hanno avuto un infarto o un’angina – afferma il dott. Giancarlo Scognamiglio - e nel reparto di cardiologia, invece, sono ricoverati pazienti che devono effettuare un approfondimento diagnostico, oppure i pazienti che una volta stabilizzati in unità coronaria vengono posti nel reparto e seguiti per essere monitorati.
A noi – continua il cardiologo – preme molto che sul nostro territorio si faccia prevenzione sui fattori di rischio cardio-vascolare. E soprattutto c’è bisogno di sensibilizzare i pazienti al ricovero immediato dopo i primi sintomi, senza avere timore e senza ritardare, perché in cardiologia il tempo può salvare la vita. Oggi, con i mezzi di cui disponiamo e con l’esperienza sulla quale possiamo contare, guarire non è più un problema. Il problema è guarire bene e completamente. Soprattutto nell’infarto. Prima si arriva, maggiori sono le possibilità di salvare completamente il muscolo cardiaco. Il principale sintomo è il dolore toracico, continua il medico, dolore retro-sternale che dà un senso di costrizione, spesso associato a sudorazione, che si può irradiare al braccio, al collo e fino alla mandibola. In questi casi il ricovero al pronto soccorso è la cosa più urgente da fare. Ed il nostro funziona egregiamente. Spesso, però, i sintomi sono molto più attenuati. Ma se un paziente ha coscienza di essere iperteso, diabetico, sa che uno dei suoi genitori è morto di infarto, deve considerare seriamente di essere un paziente a rischio e ha il dovere di controllarsi spesso e di non sottovalutare gli eventuali sintomi, anche se vengono percepiti in forma lieve.
I fattori di rischio più importanti? Il fumo di sigaretta, – conclude il cardiologo – la sedentarietà, la dieta non equilibrata.

 

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Due centri che danno la vita

Viaggio nei due presidi emodialitici dell’area a nord di Napoli: il Centro “Pio X” di Afragola e il Centro “San Biagio” di Casoria, centri dove diverse decine di pazienti con i reni malati vengono quotidianamente “depurati”. Due realtà di tutto rispetto, che cercano di far vivere in un clima familiare chi già è afflitto da una malattia cronica.

AFRAGOLA - Quasi 100 pazienti complessivi, alcuni dei quali trapiantati negli ultimi mesi. Il Centro S. Biagio di Casoria e il centro Pio X di Afragola sono due realta sul territorio che operano da diversi anni. Si tratta di due centri di emodialisi, all’avanguardia sul territorio, in continua evoluzione, aggiornati tecnologicamente e molto attenti alla qualità ed alla gestione del paziente. Grande professionalità e competenza, quindi, di questi due presidi medici, che si è tradotta in almeno 30 trapianti effettuati negli ultimi 10 anni. Il Centro San Biagio di Casoria si avvale della prestigiosissima collaborazione e della direzione sanitaria del prof. Domenico Russo del II Policlinico della Università federiciana di Napoli, oltre che di una qualificata e nutrita equipe medico nefrologica, di uno specialista cardiologo e diabetologo e di una altrettanto numerosa e qualificata equipe infermieristica. Altrettanto all’avanguardia il reparto emodialitico della clinica Pio X di Afragola, che tra i tanti reparti specialistici, vanta un reparto di emodialisi tra i migliori in Campania.
Questi alcuni numeri dei due Centri di Emodialisi.
“Il San Biagio di Casoria afferma uno specialista della struttura - è uno dei pochi centri dialitici sul territorio nazionale con certificazione di qualità ISO 9002”.
Anche la “Pio X” ultimamente è balzata agli onori della cronana per un premio speciale qualità, offerto dalla Confesercenti di Afragola, consegnato dal giornalista Buononato e ritirato dal dott. Ciro De Rosa, prestigioso consulente della struttura e responsabile del servizio prevenzione. La struttura di Afragola, infatti, è affidata, nella sua direzione sanitaria, al famoso specialista Fabrizio Affini.
Presidi indispensabili, dunque, che rivestono un ruolo pubblico essenziale, in una architettura sanitaria nazionale dove le strutture dialitiche pubbliche non sono sufficienti al fabbisogno di tali pazienti.
Molti i paesi di utenza dei centri, ai quali si rivolgono i pazienti di Frattamaggiore, Casoria, Caivano, Cardito, Afragola, Casalnuovo ecc., che vivono quotidianamente la loro malattia in un clima familiare - ormai si conoscono tutti - dove sono presenti anche alcuni ultraottantenni, qualcuno di essi in dialisi da più di dieci anni.
I Centri sono dotati, inoltre, di un pulmino dedicato al trasposto degli stessi pazienti.
“Senza la dialisi - afferma il dott. Ciro De Rosa, specialista nefrologo e consulente dei centri Casoriano e Afragolese - questi pazienti sopravviverebbero per pochi giorni. I reni artificiali che sostituiscono la funzione dei reni naturali, continua lo specialista che segue anche il reparto prevenzione delle malattie renali - svolgono una funzione indispensabile all'organismo: quella della depurazione del sangue dalle tossine uremiche, funzione che in questi pazienti è compromessa. Negli anni scorsi - dice il medico con rammarico - molti mezzi di comunicazione hanno accusato i centri di dialisi di avere come unico obiettivo il business economico. Niente di più falso. Tutti i pazienti elegibili a trapianto renale sono in lista d’attesa. Qualche mese fa altri due pazienti sono felicemente stati trapiantati.
Le cause delle patologie renali? Soprattutto ipertensione e diabete - continua lo specialista. E fare prevenzione, cosa per la quale ci siamo attivati con molta energia, è un elemento di notevole importanza”.
Intanto i centri di emodialisi che svolgono assistenza indiretta aspettano ancora una convenzione regionale che tarda a venire, anche se sembra che qualcosa si stia muovendo. A tutt’oggi non è ancora stato varato un piano sanitario regionale; pertanto non è possibile ancora accreditare i centri esistenti sul territorio.
Mentre scambiavamo con i medici che ci hanno accolto le ultime battute dell’intervista, sia nel centro San Biagio che nellla clinica Pio X di Afragola, siamo passati per la sala dialisi e ci siamo resi conto di queste belle realtà esistenti sul nostro territorio, realtà dove il paziente è considerato persona, accudito con cura ed amore, due realtà che si sforzano di fare di un luogo di terapia, un posto dove la sofferenza sia più sopportabile; abbiamo visto due posti dove oltre alla qualità, l'ammalato trova comprensione e vive la sua croce con dignità di persona.


Da 'Asse Mediano' del 10-06-2004

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