Mucca pazza venduta in città?

Una quarantina di arresti, sequestrate macellerie e partite di carne infetta

CAIVANO - 37 arresti, 147 indagati; moltissime macellerie chiuse, di cui due a Caivano; due impianti di macellazione sequestrati dai Nas a Sperone (Avellino) e a Visciano, nel napoletano; 5 allevamenti bovini posti sotto sequestro; 2000 (duemila) capi bovini sequestrati di cui moltissimi abbattuti perché risultati malati.
Questo il risultato dell'indagine condotta dalla Procura di Nola. "I signori della carne" - così vengono chiamati dalla Procura di Nola - avrebbero macellato per almeno tre anni animali malati di BSE (mucca pazza), ma non solo. L'inchiesta ha rilevato che gli animali erano malati di tubercolosi, del morbo della lingua blu, di afta epizootica e di altre malattie. Un allevatore, addirittura, è stato contagiato da un suo animale, arrivato, come tutti gli altri, dalla Germania, passando forse per il Piemonte.
Tremende e funeste le previsioni.
Il Pubblico Ministero ha affermato: "Quei bovini sono finiti sulle nostre tavole", sulle tavole di mezza Campania. "L'incubazione è lunga - continua il pm - e mi auguro in futuro di non ricevere la conferma ai nostri sospetti".
E' pazzesco, inconcepibile, terrificante. Molti cittadini avrebbero mangiato carne infetta senza saperlo.
Numerose sono state le intercettazioni telefoniche tra macellai e allevatori.
" La vitella è uscita scura come il carbone, gli ho detto di non preoccuparsi, di venderla comunque".
Qualche cliente aveva riportato indietro la carne
"Sono venute venti persone a dirmi di non conservargli più la carne" - si lamenta al telefono Raffaele Baldino (titolare di una macelleria a Caivano).
"Il giorno dopo puzzava, sembrava il colera… Tutti hanno buttato la carne… Tagliando due fette di carne e mettendole l'una sopra l'altra diventavano una crema, un liquido".
Colpa probabilmente delle malattie, che costringevano allevatori e macellai a tenere in vita gli animali malati con i farmaci.
Un indagato si lamenta che la vacca puzza. La risposta telefonica del trasportatore è agghiacciante: "Fagli qualche siringa".
Un altro macellaio chiede telefonicamente una cosa allucinante: "Mi raccomando per la vacca morta… Vedete come dovete fare per farmela avere… Non la voglio perdere…" .
E' chiaro, in questo caso, la convenienza del macellaio relativa all'acquisto di una vacca già morta per qualche malattia, forse per il morbo della mucca pazza. Sembra che morta la vacca costasse tre - quattrocentomila lire, contro i due milioni di una viva.
"Il mio animale sbava, trema, cade". Nelle conversazioni telefoniche, i chiari sintomi del morbo della mucca pazza.
Macellaio: "La carne è tutta verde dentro"
Trasportatore: "Un po' si può sempre recuperare… macinata".
Siccome la carne italiana è sicura, molti spedizionieri compravano mucche provenienti dalle nazioni dell'Est europeo con la targa sull'orecchio falsificata.
Allevatore: "Mi servirebbero cinque vitelloni italiani"
Spedizioniere: "Italiani come?"
Allevatore: "Che ne so, devono portare IT sull'orecchio"
Spedizioniere: "Possono essere anche polacchi? Li vuoi polacchi con l'orecchio italiano?"
Allevatore: "Va bene".
Questa è un'altra conversazione registrata il 16 aprile del 2001:
Commerciante: "Ho avuto modo di trattare certe vacche"
Socio: "Che vacche sono?"
Commerciante: "Vacche da macelli; sono un'ottantina"
Socio: "Ma che hanno la T? (T=Tubercolosi n.d.r.)"
Commerciante: "Si, si… Dobbiamo farlo entro stasera altrimenti ci sono altri che vanno a comprarle…".
Molti bovini malati in fin di vita, inoltre, venivano mantenuti in vita con numerosi e diversi farmaci, farmaci che venivano usati anche per gonfiare la carne.
Molti animali, inoltre, sono stati macellati già morti da molto tempo e già in fase avanzata di decomposizione.
Molti sperano che la situazione non risulti drammatica come si paventa da più parti.
In una riunione di medici di base del distretto 68 a Caivano, il medico Lanna ha affermato che da molti anni compra la carne in una delle macellerie di Caivano sotto accusa ed è, ad oggi, in perfetta buona salute.
"La malattia della mucca pazza - afferma il pm Rosaria Vecchi, che ha condotto le indagini - non è stata ancora provata scientificamente sulle carni sequestrate - ma è stata desunta dalle telefonate intercettate, perché nei discorsi telefonici gli indagati fanno riferimento al morbo della mucca pazza. E questi animali sono andati al macello e finiti sulle nostre tavole".
Sul prossimo numero gli interventi e ulteriori chiarimenti.

Da 'Cogito' del 24-11-2002

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