Nino e la fenice
Il “Padre dell’anti-mafia”ad
Afragola
Sabato 29 Afragola ha vissuto
un grande giorno. Ore nove: i locali della Pro-Loco erano gremiti
di giovani, cittadini afragolese e studenti.
Dopo alcuni minuti, tra applausi e la gioia degli astanti, scortati
da un imponente servizio di sicurezza, fanno la loro comparsa il
giudice Michele Del Gaudio, il vice questore Luigi Petrillo e, era
proprio lui, il giudice Antonino Caponnetto. Tutti, credo, lo ricordano
per quell’intervista rilasciata subito dopo la tragedia di
via D’Amelio quando, in uno dei suoi rarissimi momenti di
sconforto, affranto dal dolore, affermo laconicamente: “tutto
è finito”.
Il “Padre dell’anti-mafia, come lo ha definito il Presidente
del Distretto Scolastico di Afragola, nel suo breve saluto, il padre,
l’amico, il confidente di Falcone Borsellino. E a rappresentare
la nostra città? Nessuno. Né il Sindaco, né
l’ assessore alla cultura. La conferenza, iscritta nell’ambito
delle iniziative previste dalla Circolare Ministeriale n. 302 “educazione
alla legalità”, è introdotto brevemente da Marco
Corcione. “La nostra città – dice il Direttore
di Momentocittà – è un microcosmo, che riflette
i mutamenti del macrocosmo Italia ed è questa città
che va rifondata, come un’araba fenice” (si tratta di
un favoloso uccello che, secondo la leggenda, ogni 500 anni si ritirava
in una remota regione araba e, dopo aver costruito una pira molto
alta, si lasciava bruciare sopra di essa per poi risorgere dalle
sue stesse ceneri n.d.r.).
Prendendo la parola, il giudice Del Gaudio fa una lunga disquizione
sul tema dell’educazione alla legalità. La scuola –
dice –è l’agenzia sulla quale si deve insistere
perché il tema della legalità acquisti spessori e
assurga a valore per questa generazione. “Molto spesso però,
nella scuola, si perde di vista il nocciolo. La scuola – incalza
il magistrato napoletano – non deve valutare ma insegnare
la vita”.
Dopo aver toccato vari temi, il Nostro incentra il discorso sulla
validità della Costituzione italiana definendo quest’ultima:
una delle più belle d’Europa, se non del mondo. E dopo
aver denunciato le deviazioni “partitocratriche”, “tangentocratiche”
e “poteroccultocratiche” della nostra democrazia, rilancia
il valore di “persona per bene” che non chiede e non
fa raccomandazioni, paga le tasse e agisce nell’ambito della
legalità. Qui viene fuori tutto lo spirito laico e laicista
di Del Gaudio: “Il valore va rifondato o meglio ri-creato”
negando con questo assunto una sussistenza oggettiva, universale
e a- temporale del valore stesso.
L’intervento successivo di Nino Caponnetto, molto seguito,
batte sull’enorme ricchezza dell’universo assiologico
giovanile. “Compito nostro e degli educatori – dice
il padre della lotta alla mafia – è quello di far emergere
dai giovani questi valori che rimangono troppo spesso latenti ed
inespressi. Vi lascio un’eredità, uno slogan, un pensiero
che deve guidare il vostro agire – continua papà Nino
rivolto ai numerosi giovani in sala: “I cure”, io ho
a cuore – dice parafrasando Don Dilani - , a me premono le
sorti del mio prossimo”.
L’impegno per la “Polis” , l’interessarsi
personalmente alla comunità cittadina significa “schierarsi”,
“fare politica” in senso stretto. Questo è l’impegno:
“Non delegare”, ma impegnarsi in prima persona avendo
a cuore le sorti del nostro prossimo.
Stiamo attenti però a non spaventarci se, cosi facendo, ci
trovassimo improvvisamente nel caldo torrido dell’Arabia dell’anno
2494.
Da 'Afragola Oggi
del 10-02-1994
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