Salicelle: la vergogna dell'oblio

Emarginazione sociale, tossicodipendenze, vita ai margini dell’illegalità, sradicamento dal contesto sociale di appartenenza e problemi di integrazione, disintegrazione dell’identità culturale, contrabbando, analfabetismo ed evasione scolastica.
Questi alcuni gravissimi problemi delle Salicelle (quartiere 219) di Afragola; gravissimi problemi, dicevamo, che tanto fanno parlare e scrivere, ma che, diciamocelo francamente, alla fine restano nient’altro che proclama e slogan demagogici e populisti, denunciati da chi, come hobby, si diletta a far prendere aria alle tonsille.
Eppure i problemi restano, oggi più urgenti che mai; problemi di chi vuole vivere una vita serena, normale; una vita che offra comunque opportunità, speranze, prospettive.
“Abbiamo lavorato molto e c’è ancora molto da fare per la 219.”
A parlare è l’assessore all’urbanistica Francesco Domenico Moccia.
Viso rilassato e solare; capelli cortissimi e azzimati, che danno un senso di igiene e di ordine e un costante sorriso sulle labbra.
“Il quartiere in questione, purtroppo, si presenta come un nodo complesso e ingarbugliato di problemi da risolvere.
D’altro canto questo quartiere gode di notevoli finanziamenti giacenti in virtù di progetti mai attuati. Possiamo spendere, insomma, e questo non può che essere una nota positiva.
Stiamo già provvedendo - continua il vice-sindaco di Afragola- alla manutenzione degli ascensori, molti dei quali non sono mai entrati in funzione. Abbiamo inoltre intenzione di ristrutturare gli edifici pubblici collettivi: le tre ben funzionanti scuole presenti nel quartiere, un mercatino distrutto, un centro polifunzionale, un palazzo per uffici destinato alla sanità per farne un poliambulatorio e alcuni uffici I.M.P.S. per una sede staccata.
La Regione Campania, inoltre, ci dovrebbe dare la possibilità di realizzare un piano di recupero urbano per interventi finalizzati al miglioramento della vivibilità e alla realizzazione dell’integrazione.
Abbiamo inoltre pianificato due linee operative , continua l’assessore Moccia - perché si raggiunga:
L’integrazione tra i cittadini, sviluppando le attività lavorative, riservando un’area alle attività commerciali.
L’integrazione tra le classi sociali, permettendo e favorendo la costruzione, alle cooperative varie, di altri alloggi e parchi.”
C’è però qualcuno che accusa. Come il sindaco di Napoli viene definito “il sindaco di piazza del Plebiscito” così quello di Afragola viene definito “il sindaco delle Salicelle”.
Potrebbe essere un punto a favore di un’Amministrazione che è dalla parte dei più deboli, dalla parte di coloro che hanno disperatamente bisogno di aiuto.
“Tuttavia - afferma con decisione il vice sindaco - è falso. Forse quello che è stato fatto per le Salicelle produce maggiore risonanza perché è una questione che gode di elevata visibilità: si tratta, in parole povere, di un problema che è sempre al centro dell’attenzione.”
Eppure, di questa realtà, non se ne parla mai abbastanza, relegata, per quieto vivere, nel dimenticatoio di un senso comune di gretto perbenismo di una città squallido-borghese. Una realtà, per troppo tempo abbandonata a se stessa, culturalmente e socialmente ghettizzata, che ha viaggiato sui binari morti di una perbenistica indifferenza.
Perbenistica indifferenza di una città che emargina, di una società che alza barriere, di una società che forzatamente divide, che opera delle distinzioni, di una società che nega se stessa, che rinnega le fondamenta stesse del suo essere: di una società non può dirsi civile.

Da 'Afragola oggi' del 15-10-1995

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