Una vecchia strada... degradata

Un cittadino costretto da anni sulla sedia a rotelle chiede da anni un po’ di verde e… di speranza

Il grado di civiltà di una comunità cittadina, spesso si misura dall’ assetto urbanistico e dall’aspetto che la città assume agli occhi degli stessi abitanti. Aspetto che dice ordine, funzionalità, pulizia, rispetto per il bene comune. Ad Afragola per fortuna, un apparente opera di abbellimento sembra aver donato alla città un volto più gradevole, grazie all’alberazione di nuove strade, all’istallazione di telefoni pubblici (ad onta di alcuni imbecilli che sistematicamente li vandalizzano) e ad altre opere estetiche. Non sembra, però, che quest’opera sia l’attuazione di un progetto previo che miri, oltretutto, a rendere più vivibile il paese. Prova è lo stato in cui versa via M. R. Imbriani. “Strada degli uffici” – come è stata da più parti definita – e continuamente intasata da innumerevoli auto parcheggiate caoticamente, che salgono sui marciapiedi e impediscono il transito ai pedoni. Senso unico da qualche anno e trafficatissima a causa dell’isola pedonale di viale S.Antonio che costringe alla deviazione le autovetture provenienti da via vecchia S.Antonio, la strada come del resto molte delle nostre strade, presenta numerosi smottamenti e fa sfoggio di una precaria illuminazione. “Sono costretto a rimanere in casa e a non potere uscire – ci dice indignato Fortunato Celentino, costretto sulla sedia rotelle da alcuni ani per la bruttezza della strada sulla quale affaccia la sua abitazione al civico 8, - e dopo numerose richieste all’amministrazione perché alberasse via Imbriani non ho ottenuto nessun tipo di risposta. Piantare alberelli – continua Fortunato – potrebbe rappresentare la soluzione al parcheggio vandalico che spesso strozza il traffico e produce innumerevoli disagi ai numerosi pedoni che continuamente si lamentano. Non capisco – continua il Nostro – come mai via Imbriani, pur trovandosi in mezzo a due strade alberate, sia ancora così spoglia e disadorna”.
Ed ora non ci resta che aspettare; che chi di dovere sia intenerito dall’ennesimo “caso umano”e provveda a restituire dignità a chi troppo spesso dimenticato, ha il diritto di vivere una vita che ha l’unico torto di voler essere normale.


Dal 'Sud' del 23-06-1996

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